Nov
20
L’Occhio e il Vitreo

Una lunga storia di perfezionamento ed evoluzione.

La vista è senza dubbio uno dei sensi su cui facciamo più affidamento. Lo usiamo per orientarci nello spazio, per vedere forme, colori, riconoscere persone, studiare, maturare esperienze e raccogliere memorie.
Tutto questo grazie ad un organo sviluppatosi nello strabiliante arco di 500 milioni di anni, talmente sofisticato da mandare in crisi lo stesso padre della Teoria dell’Evoluzione, Charles Darwin.

In natura, infatti, l’occhio presenta un’incredibile varietà: dai rudimentali ocelli fotosensibili dei platelminti (vermi piatti) fino ai sensibilissimi occhi di un gatto, questo organo permette la sopravvivenza di un incredibile numero di creature. Addirittura un tipo di alghe unicellulari chiamate euglena possiedono un occhio, in forma di un cluster di proteine fotosensibili capaci di guidarle verso le fonti di luce.

Un sofisticato organo sensoriale.

Nella maggior parte dei vertebrati, e in particolare nei mammiferi, l’occhio è un organo chiuso, la cui forma è detta bulbo oculare, ed è a sua volta composto di due sezioni, una anteriore ed una posteriore.

La sezione anteriore.

La sezione anteriore è composta principalmente dalla cornea, dalla sclera, dalla pupilla, dall’iride, e dal cristallino. La cornea e la sclera sono strutture a protezione della parte interna dell’occhio, la prima delle due è trasparente e centrale, la seconda, bianca e opaca, copre tutta la superficie restante per assicurare l’ingresso della luce solo attraverso la pupilla.

Come in una macchina fotografica invece iride e cristallino fungono rispettivamente da diaframma e lente: la prima, restringendosi e dilatandosi, regola il quantitativo di luce, mentre il secondo, contraendosi grazie ai muscoli ciliari, permette una corretta messa a fuoco dell’immagine.

La sezione posteriore.

L’immagine che viene regolata e messa a fuoco dalla sezione anteriore dell’occhio entra nella parte posteriore, dove viene catturata dalla retina, uno strato di cellule fotosensibili che tramite il nervo ottico trasmette l’immagine al cervello. Come una macchina fotografica a pellicola, tuttavia, l’occhio necessita di una camera oscura per mantenere nitida la proiezione luminosa sulla retina. La luce infatti per raggiungere lo strato retinico deve passare attraverso il corpo vitreo.

L’importanza di chiamarsi vitreo.

Il corpo vitreo è composto di umore trasparente e gelatinoso, che permette il passaggio indisturbato della luce. Contemporaneamente il vitreo mantiene la pressione interna all’occhio, garantendone la stabilità strutturale. Senza il vitreo infatti l’occhio non riuscirebbe a mantenere la sua forma; rimarrebbe infatti in balìa delle variazioni di pressione atmosferica o addirittura afflosciandosi come un pallone sgonfio, compromettendo di conseguenza totalmente funzionamento dell’organo. Il vitreo in particolare funge da “ammortizzatore”: senza di esso infatti il minimo urto potrebbe causare un distacco della retina o del cristallino, causando gravi problemi visivi o incapacità di mettere a fuoco.

Alleato dello specialista.

Le particolari caratteristiche del vitreo lo rendono adatto a diverse applicazioni mediche. Ad esempio, è nell’umore vitreo che il farmaco anti-VEGF viene depositato con le iniezioni intravitreali, in quanto ne permette il graduale assorbimento nella retina. Il corpo vitreo può essere inoltre rimosso e sostituito con soluzione salina o nei casi più gravi olio di silicone. Questa procedura, detta vitrectomia, si rende necessaria in caso di formazione di membrane davanti alla macula (pucker); o a causa di emorragie ed infezioni o di addensamento causato dal diabete.

Perfezionamento costante.

Come ogni singola parte che compone quel sofisticato e delicato sistema che è l’occhio, il corpo vitreo gioca un ruolo fondamentale nel suo funzionamento; come un ingranaggio in un complesso meccanismo.

Una macchina fotografica con una storia di 500 milioni di anni di costante perfezionamento.